Trust e passaggio generazionale

Trust e passaggio generazionale

Di Salvatore Tramontano , Dottore Commercialista e Amministratore Unico di Emy Trustee s.r.l., Carola Cinetto , Avvocato

L’istituto del trust costituisce un importante punto di riferimento per il titolare di un’azienda che voglia, in anticipo, disegnare il “destino” della propria realtà di impresa proiettandola nel futuro. È questa la tematica del c.d. “passaggio generazionale” locuzione con la quale normalmente si indica il fenomeno della successione nella impresa di famiglia.

Il venir meno dell’imprenditore, con il subingresso di coeredi che non hanno necessariamente le stesse capacità imprenditoriali del fondatore e, spesso, neppure uniformità di vedute, costituisce un momento di forte criticità per le sorti dell’impresa. Per tali ragioni la gestione del momento della transizione generazionale si configura come un’esigenza oramai fortemente avvertita nel mondo imprenditoriale, soprattutto tenuto anche conto che il business model prevalente in Italia è rappresentato, di norma, da un’impresa di piccole o medie dimensioni, appartenente ad un unico nucleo familiare, e nella quale il processo decisionale risulta essere, prevalentemente, nelle mani dello stesso fondatore.

Le difficoltà incontrate dall’imprenditore che si accinge a pianificare il delicato processo del “passaggio di testimone” in azienda, risiedono prevalentemente, nel conciliare gli interessi propriamente imprenditoriali con quelli familiari, declinandoli in modo tale da consentire contestualmente:

  1. a) la tutela dell’integrità del patrimonio aziendale, esigenza particolarmente avvertita in presenza di una molteplicità di coeredi che presentino capacità imprenditoriali, propensione al rischio ed interessi tra loro differenti;
  2. b) la tutela del patrimonio aziendale sia nei confronti di soggetti terzi che si avvicinano alla famiglia con il preciso intento di appropriarsi del patrimonio sociale, o parte di esso, sia nei confronti di componenti della famiglia stessa che intendano cedere l’azienda alla concorrenza, e quindi, si pongono come “familiari indesiderati”;
  3. c) l’individuazione di chi tra i discendenti esistenti abbia una idonea capacità imprenditoriali per essere designato quale effettivo continuatore dell’impresa di famiglia dopo il decesso del fondatore;
  4. d) eventualmente il mantenimento del controllo da parte dell’imprenditore fino alla sua morte.

Nell’ottica del passaggio generazionale di impresa, il Trust è lo strumento, noto per la sua poliedricità e versatilità, che consente di evitare, più di qualunque altro negozio giuridico presente nel nostro ordinamento, il rischio della c.d. “deriva generazionale” impedendone la disgregazione dell’azienda dopo la morte dell’imprenditore.

Avvalendosi di un Trust finalizzato al passaggio generazionale dell’impresa, il Disponente-imprenditore trasferisce al Trustee – soggetto di norma estraneo alla famiglia – l’azienda o le partecipazioni societarie, affinché questi amministri i beni in modo unitario e autonomo, nel rispetto del programma e secondo le disposizioni stabilite dal Disponente nel c.d. Atto istitutivo del Trust.

 Il Trustee diviene, quindi, proprietario dei beni conferiti, ma si tratta di una proprietà “conformata”, in quanto esercitata nell’interesse dei Beneficiari e caratterizzata da un “effetto segregativo”, ossia protetta da qualsiasi vicenda che possa riguardare la sfera patrimoniale personale del Disponente, del Trustee o dei Beneficiari stessi.

L’affidamento dell’impresa di famiglia al Trustee:

  1. a) consente di mantenere un rapporto di appartenenza stabile e ordinato, destinato a protrarsi, di regola, fino al verificarsi di un termine stabilito (ad esempio, il compimento di una certa età da parte dei beneficiari) o di condizioni specifiche (quali il raggiungimento di requisiti professionali o formativi idonei a garantire una gestione consapevole e qualificata del patrimonio);
  2. b) assicura, inoltre, una gestione più efficace rispetto all’assegnazione diretta dei beni agli eredi, soprattutto quando questi ultimi non manifestino interesse o attitudine alla cura dell’azienda, oppure quando manchino completamente familiari idonei alla successione, rendendo necessario pianificare anticipo la continuità imprenditoriale.
  3. c) preserva l’unitarietà del patrimonio aziendale e garantisce continuità operativa all’impresa, anche qualora non sia ancora individuato con certezza il futuro destinatario dell’azienda o della partecipazione societaria. Il vincolo di destinazione può infatti operare per un periodo determinato, lasciando al Disponente la possibilità di scegliere il destinatario in un momento successivo, oppure incaricando il Trustee di individuare, tra i soggetti indicati dal Disponente, colui che soddisfa maggiormente i requisiti previsti.
  4. d) agevola i rapporti tra una pluralità di eredi e prevenire potenziali conflitti. La titolarità dei beni in capo al Trustee gli attribuisce, infatti, un ruolo di naturale arbitro nelle eventuali divergenze tra i futuri Beneficiari — ad esempio in caso di opinioni contrastanti sulle decisioni imprenditoriali — evitando così situazioni di stallo gestionale incompatibili con le esigenze operative dell’impresa. In conclusione, il Trust si rivela uno strumento particolarmente performante nel passaggio generazionale dell’impresa.

 Con un unico strumento è, invero, possibile preservare l’unitarietà e la continuità del patrimonio aziendale, superare le criticità tipiche della successione ereditaria e garantire una gestione stabile, efficiente e orientata al lungo periodo.