Di Salvatore Tramontano , Dottore Commercialista e Amministratore Unico di Emy Trustee s.r.l., Carola Cinetto , Avvocato
Come noto, il Trust rappresenta uno strumento molto utile nella gestione di un patrimonio vincolato al perseguimento di un qualsiasi obiettivo, purché meritevole di tutela. La prassi professionale insegna come, in tempi recenti, l’istituto abbia trovato terreno fertile anche tra gli atleti professionisti, i quali vedono nel Trust un veicolo privilegiato con il quale pianificare “una gestione su misura” delle proprie sostanze, in un’ottica di protezione, conservazione ed ottimizzazione patrimoniale, con l’obiettivo finale di garantire per sé stesso ed i membri della propria famiglia una vita economicamente serena sia durante sia nella fase post-carriera.
La pianificazione patrimoniale per gli sportivi professionisti è particolarmente complessa, data la breve ma intensa carriera. In un arco di 10-15 anni, durante il quale si possono guadagnare somme elevate, molti atleti vivono concentrandosi sul presente, rischiando di trovarsi con risorse limitate a fine attività. Altri, invece, nel tentativo di mantenere l’alto tenore di vita post-carriera, effettuano investimenti rischiosi, spesso su consiglio di consulenti poco affidabili.
Uno studio di Lombard International Assurance evidenzia come almeno quattro calciatori su dieci rischino l’indigenza entro cinque anni dal ritiro.
Per tutelarsi da questi rischi, l’istituzione di un Trust rappresenta uno strumento efficace, capace non solo di proteggere il patrimonio, ma anche di pianificarne la gestione economica e ottimizzare la sua conservazione nel tempo.
La struttura dell’istituto del Trust è notoriamente molto snella e lineare: un soggetto, c.d. Disponente, può disporre di tutti o di parte dei propri beni, mediante un atto dispositivo, affidandone temporaneamente la proprietà e la gestione unitaria ad un Trustee, affinché detti cespiti siano amministrati secondo una specifica destinazione, impressa dallo stesso Disponente, (c.d.vincolo di destinazione) in forza di un Atto istitutivo, nell’interesse di un terzo Beneficiario (vincolo di destinazione).
Partendo, quindi, dal presupposto che il problema principale che affligge il professionismo sportivo è la “mala gestio” degli altissimi guadagni realizzati in un tempo altrettanto breve, l’atleta può vincolare il proprio patrimonio in trust per programmare nel tempo la gestione delle risorse patrimoniali, personali e familiari, così da assicurare, mediante regole precise, il mantenimento dell’abituale tenore di vita, senza soluzione di continuità, in ogni fase della sua carriera sportiva, in itinere ed al termine dell’attività agonistica.
Un tale obiettivo è realizzabile perché il trust nasce per durare nel tempo ma, a differenza di altre strutture o soluzioni negoziali, è uno strumento dinamico, destinato ad evolversi parallelamente al mutare delle esigenze e della struttura della famiglia, che deve rispondere sia ai “desiderata” del Disponente che all’interesse dei Beneficiari, presenti e futuri.
Individuando, quindi, nel Trustee l’unico proprietario del patrimonio in trust al quale è affidata anche la gestione unitaria dello stesso, l’atleta può contare su di una amministrazione dei beni autonoma ed indipendente, ma nel contempo, ponderata, misurata ed oculata, condotta nel rispetto di una finalità conservativa, ed in un’ottica di confidenzialità e riservatezza, elementi da non sottovalutare se si considera l’esposizione e la pressione mediatica alla quale molti sportivi sono costantemente sottoposti.
Prima di istituire un Trust, è fondamentale che l’atleta scelga un Trustee con comprovata esperienza nella gestione e protezione di grandi patrimoni, unita a doti di coscienziosità e sensibilità. Il Trustee, affidatario del “Fondo in Trust” — costituito da beni mobili, immobili, titoli o altri diritti conferiti — deve possedere competenze legali, fiscali e gestionali adeguate a tutelare gli interessi dei Beneficiari. I beni conferiti diventano un patrimonio autonomo e separato rispetto al patrimonio personale del Trustee e del Disponente, protetto quindi da eventuali vicende personali, professionali o imprenditoriali dell’atleta. Si dice, a tal proposito, che i beni in Trust sono a tutti gli effetti “segregati”.
Ancora, “gestire il patrimonio” non significa, solo proteggerlo e conservarlo, ma anche investirlo al meglio. Il Trust può svolgere una funzione essenziale di accrescimento e ottimizzazione delle risorse dell’atleta. Pur spettando al Trustee il potere di investimento, l’Atto Istitutivo può prevedere il coinvolgimento di esperti finanziari autorizzati, selezionati dal Trustee, in accordo con l’atleta, per individuare le strategie più efficaci. In questo modo, il patrimonio vincolato in Trust può diventare un “capitale dinamico”, capace di generare reddito durante e oltre la carriera sportiva, in linea con le esigenze e gli obiettivi prefissati.
Infine, il Trust consente all’atleta di pianificare la successione in maniera chiara e ordinata, definendo destinatari, tempi, condizioni e modalità di assegnazione del patrimonio, nel pieno rispetto delle norme successorie. Lo strumento si rivela particolarmente prezioso in contesti familiari complessi, come famiglie allargate o unioni non formalizzate, prevenendo potenziali conflitti e assicurando il soddisfacimento delle esigenze economiche di tutti i beneficiari.
Da ultimo – ma non per questo meno importante – l’utilizzo del trust consente all’atleta di pianificazione la sua successione mortis causa senza complicazioni o conflitti indicando i destinatari finali del (suo) patrimonio e stabilendo tempi, condizioni e modalità di assegnazione dello stesso, pur sempre nel rispetto delle norme successorie, anche in presenza di rapporti familiari complessi, molto frequenti nel caso di atleti e sportivi professionisti.
Grazie alla sua struttura flessibile e al naturale effetto di segregazione, il Trust offre all’atleta la possibilità di gestire e proteggere il proprio patrimonio, pianificando con certezza e continuità il presente e il futuro, garantendo stabilità e sicurezza economica per sé e per i membri della propria famiglia.
Professionisti in rete per soluzioni su misura