trust per collezionisti

IL TRUST PER COLLEZIONISTI

Di Salvatore Tramontano , Dottore Commercialista e Amministratore Unico di Emy Trustee s.r.l., Simonluca Morra, Avvocato

Per moltissimi appassionati, una collezione di auto d’epoca non è soltanto un insieme di veicoli: è un patrimonio costruito con passione, impegno, tempo e risorse, dotato di valore storico, affettivo ed economico. Tuttavia, quando il Collezionista si confronta con la prospettiva del proprio futuro o del futuro della sua famiglia, sorgono due grandi temi: (i) come proteggere la collezione da rischi esterni e interni, e (ii) come garantirne il passaggio generazionale senza che si perda l’unitarietà, il valore e la continuità gestionale.

Ed è qui che entra in gioco lo strumento del Trust quale mezzo giuridico costruito su misura per soddisfare le esigenze del singolo Collezionista.

Utilizzare un Trust per una collezione di veicoli d’epoca consente, in primo luogo, una protezione assoluta del patrimonio trasferito nel fondo in Trust: la collezione diventa un patrimonio separato sia da quello personale del Disponente (sia da quello dei Beneficiari) venendo affidato ad un soggetto terzo, il Trustee, che ne assume la titolarità e lo gestisce come se ne fosse il proprietario, garantendo, tuttavia, il godimento dei beni al Collezionista/Disponente e ai Beneficiari del Trust, in maniera del tutto invariata rispetto a prima. In tal modo la collezione viene tutelata da rischi legati alla vita personale o professionale del Collezionista e degli eredi dello stesso, laddove il primo dovesse mancare, posto che i beni in Trust non cadono in successione, non risultando dunque aggredibili nemmeno dagli eventuali creditori personali dei singoli eredi.

In secondo luogo, il Trust consente di definire come la collezione debba essere gestita, sia quando il Collezionista è ancora in vita, sia soprattutto dopo il venir meno dello stesso: politiche di investimento/disinvestimento, spazi di esposizione, partecipazione a manifestazioni (Fiere, Millemiglia, Concorsi di Bellezza, ecc.), utilizzo dei ricavi derivanti dalla valorizzazione e gestione attiva dei beni per la conservazione ed il restauro dei veicoli.

Da ultimo – non come importanza – il Trust soddisfa quelli che sono i due capisaldi assoluti per i Collezionisti: (i) la continuità generazionale della collezione (che il Collezionista vuole resti in famiglia) e (ii) il mantenimento dell’unitarietà della stessa. Il Trust consente – da un lato – di mantenere i beni ‘in famiglia’ evitando però – dall’altro lato – che la collezione venga frammentata tra i vari eredi (qualcuno dei quali magari disinteressato o insensibile verso il valore affettivo della stessa) oppure che pezzi di tale collezione vengano venduti senza criterio o, ancora peggio, che il valore venga disperso attraverso mancanza di cura. La trasmissione della collezione alle generazioni future è, invero, un momento spesso critico. Senza una struttura giuridica alla base ben definita, possono insorgere conflitti tra eredi, frammentazione del patrimonio o decisioni affrettate di vendita.

Con il Trust, si possono individuare i beneficiari attivi nella gestione, i beneficiari passivi (i.e. coloro che godranno dei frutti della gestione della collezione ma non hanno voce in capitolo nell’amministrazione della stessa), le modalità di distribuzione o di utilizzo dei ricavi (per esempio, quanti beneficiari devono partecipare attivamente alla valorizzazione dell’auto, chi può partecipare alle manifestazioni, ecc.).

Ciò garantisce che la collezione rimanga unita, coerente con la visione del Collezionista e, soprattutto, viva nel tempo.

In termini operativi, il Collezionista può definire lo schema istitutivo del Trust e le regole operative di funzionamento dello stesso (i.e. individuazione dei beni da trasferire in Trust, indicazione dei Beneficiari, destinazione dei beni in Trust, modalità di gestione della collezione, ecc.). Fermo il mantenimento del godimento dei beni in capo al Collezionista e ai Beneficiari, si dovrà altresì:

  1. a) definire, oltre ai veicoli da trasferire inizialmente in Trust, anche i criteri successivi di scelta di nuovi beni da trasferire in Trust, le modalità di ingresso, l’eventuale vendita di pezzi presenti in Trust;
  2. b) prevedere le modalità di manutenzione e restauro dei veicoli, i soggetti che possono consigliare il Trustee nelle decisioni circa gli interventi, il quantum del ricavato dalla gestione dei beni destinato ad essere reinvestito e come gestire i costi e le rendite derivanti dalla valorizzazione e dallo sfruttamento dei veicoli nell’interesse dei Beneficiari;
  3. c) valutare, anche durante la vita del Trust e con eventuali possibili “cambi in corsa”, chi sarà maggiormente in grado, tra i Beneficiari, di affiancare il Trustee nella gestione della collezione “dopo il Collezionista”; l’atto di Trust può altresì prevedere un comitato di esperti o un consulente professionale che assista il Trustee per assicurare competenza tecnica motoristica adeguata, per permettere a questi di garantire vita e continuità alla collezione.

In conclusione, per chi possiede una collezione di auto o moto d’epoca, lo strumento del Trust applicato al collezionismo può rappresentare una soluzione estremamente valida e solida per tutelare la propria passione, preservarne il valore nel tempo e consegnarla alle generazioni successive nel rispetto della propria volontà. Non si tratta solo di conservare macchine, ma di custodire una passione profonda, una storia, un’eredità. In un mondo in cui il valore delle collezioni sta crescendo – e con esso la complessità di gestione – pianificare oggi con uno strumento su misura può fare la differenza.